Riforme Istituzionali
Osservatorio sulla devolution
 
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La Repubblica 04-03-2001

"Troppe pressioni sulla Consulta ma noi non ci fermiamo" 
Devolution, Formigoni replica a Rutelli: " È lui il grande esperto di politichetta"
 
Guido Passalacqua

MILANO - Il nuovo ricorso del governo alla Corte Costituzionale contro il referendum lombardo sulla devolution «è una pressione» sui giudici. La macchina del referendum « è già partita». Il conflitto tra Lombardia e governo è «cosa mai vista», ma «stiamo costruendo un nuovo modello di regione europea, grande e potente». Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, ribatte alle polemiche con toni duri nella sostanza, moderati nei toni. A Rutelli che lo accusa di fare «piccola politichetta, politichetta locale», Formigoni replica: «Grande esperto di politichetta è proprio Rutelli,e lo dimostrano i suoi anni da sindaco a Roma, segnati da un vistoso magniloquio ma da scarsissime realizzazioni. Rutelli non sa nulla di federalismo».
Il governo fa un altro ricorso alla Consulta.
«Il governo si mostra sicuro che la Corte Costituzionale boccerà il referendum. Io lo invito ad avere toni meno sicuri e meno trionfalisti perché la Corte non si è pronunciata fino ad ora, ha lasciato trascorrere tre mesi e non è alle viste una pronuncia. E oggettivamente questo è un fatto. Il governo aveva sollevato conflitto il 30 novembre chiedendo la revoca e la sospensiva, la Corte non ha concesso né l'una né l'altra cosa. La Consulta sapeva che io dovevo stabilire la data entro il 28 febbraio, non la si può accusare di non sapere, questo vuole dire che ha scelto di non parlare. Ora il governo torna all'attacco con un ricorso ulteriormente inutile, c'è già il primo. Dunque questo sovraccarico di richieste alla Corte Costituzionale ha il sapore di una pressione. La Corte sa già di doversi pronunciare sul primo quesito, è inutile chiedere di pronunciarsi su quest'ultimo. E però l'atto di venerdì del governo è un atto che non ha nessuna conseguenza pratica. Il governo non può intervenire, perché la mia non è una legge ma un atto amministrativo su cui solo la Consulta può intervenire».
E allora?
«Stiamo andando avanti a preparare i primi adempimenti, ad informare i sindaci, a fare i manifesti. Il conto alla rovescia è cominciato anche se non sappiamo se la data sarà il 6 o il 13 maggio».
Un conto alla rovescia che innesca un conflitto di poteri.
«Certo, è una cosa mai vista. Ma la regione Lombardia può indire referendum consultivi per lo Statuto del 1972 che è legge costituzionale. Allora, nel 72, ci siamo presi questo diritto. Anche se il buon Loiero continua a ripetere che è lo stesso caso del Veneto bocciato dalla Consulta, non è così. Il nostro quesito non dice «volete voi che per Costituzione si diano alcuni poteri alle regioni», ma «volete voi che la regione intraprenda tutti gli atti necessari per avere piena competenza in tre materie». C'è un amplissimo spettro di iniziative possibili che la Regione potrà intraprendere. Non capisco la pervicacia del governo nel volerci fermare, non la capisco se non per motivi elettorali, di parte, ma allora diventa francamente inaccettabile. Noi andiamo avanti e sono convinto che vinceremo. E mi auguro che la Corte stia alle carte».
La popolare Rosa Russo Jervolino parla di «atti illegali, di gravità inaudita».
«Usa paroloni inutilmente e fuori posto, le ricordo che chi decide è la Consulta, quindi rimanga in serena attesa anche lei del parere della Consulta».
Nel Polo ci sono presidenti di Regione, Chiaravallotti, Ghigo, che usano toni più moderati dei suoi.
«Il referendum fa parte del nostro programma elettorale. Possono esserci sensibilità diverse. Se questo referendum va in porto cosa vuole dire? Configura che la Lombardia comincia a sperimentare una maggiore attribuzione di competenze. Capisco Chiaravallotti che dice «la Calabria non è ancora pronta, attendo un percorso più lento», ma la Lombardia è pronta e lo vuole fare senza incrinare il quadro della unità nazionale. Procederemo per gradi. Il federalismo è anche differenza tra regione e regione. Siamo disponibili anche a contrattare le modalità: non sono uno sfasciacarrozze».
Cosa succederà se i lombardi si troveranno di fronte al vostro referendum e a quello confermativo del centrosinistra?
«C'è il rischio di aumentare la confusione. Ma i cittadini avrebbero chiare davanti le due alternative, quella del centrosinistra e quella della Casa delle libertà. Io sono stupito di questo uso disinvolto delle istituzioni. Che la stessa maggioranza che ha votato la legge chieda il referendum è contrario allo spirito della Costituzione. Con ogni evidenza, di fronte a una legge votata con maggioranza semplice, è uno strumento dato in mano alle opposizioni. Invece loro usano il referendum per finalità elettorali».
La sua pressione sul federalismo, la sua politica estera, i suoi viaggi dall'Iraq agli Usa, propongono un modello lombardo?
«Sì, molto nuovo ma adeguato alle esigenze d'oggi. In Europa le grandi regioni vanno nel senso di un accrescimento dei loro poteri all'interno degli Stati e di sviluppare le relazioni internazionali».


 
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