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febbraio 2026 Referendum sulla Giustizia: Sì o No? Franco
Ragusa
Il 22-23 marzo 2026 gli elettori saranno chiamati per decidere se confermare o meno la legge di revisione costituzionale con il titolo "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare" Come si può già intuire dalle poche righe del titolo della legge di revisione costituzionale, la domanda, "Referendum sulla Giustizia: Sì o No?", risulta mal posta se riferita al voto da esprimere nell'urna. Siamo di fronte ad un contenitore troppo ampio per poter definire il voto del 22-23 marzo un voto sulla Giustizia. Non andremo ad esprimerci, infatti, per risolvere i problemi che affliggono i comuni cittadini e le imprese, cioè la Giustizia di tutti i giorni, la Giustizia che viene vissuta con sofferenza nella pratica quotidiana: dalla lunga durata dei processi alle difficoltà di accesso o di difesa. La revisione costituzionale, oggetto del referendum, prevede altro: si interviene per rimodellare l'organizzazione di un "Potere dello Stato", la Magistratura, "ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere", così come sancito dall'art. 104 Cost. Un intervento al vertice che, al di là del merito e delle opinioni al riguardo, non allevierà i costi peer i cittadini e non diminuirà di un solo giorno le lungaggini dei procedimenti in corso. Segnalato l'equivoco che potrebbe essere generato dalla semplificazione dei messaggi elettorali, un'ulteriore riflessione si rende necessaria dopo la riformulazione del quesito che troveremo stampato sulla scheda. È di pochi giorni fa la polemica sulla decisione della Cassazione che, a seguito delle oltre 500.000 firme depositate dal Comitato per il No, ha determinato la riformulazione del quesito da sottoporre agli elettori. Ennesimo blitz di alcune "toghe rosse" compromesse con le ragioni per il No, ha lamentato a gran voce la maggioranza di governo: un colpo di mano con l'obiettivo di far slittare la data della consultazione. Ma dato che il colpo di mano, se tentativo c'è stato, non ha prodotto il risultato di far rinviare la data del referendum, possiamo sentirci più sereni nell'approfondire il contenuto dei quesiti sui quali si è pronunciata la Cassazione. Per essere chiari: riformulazione superflua o no?
Nel leggere il primo quesito, salta subito all'attenzione un'insolita omissione: si scrive dell'approvazione di una legge costituzionale, non di una legge (costituzionale) di revisione costituzionale. Una distinzione che spicca chiaramente in testa all'art. 138 della Costituzione: "Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ... ecc" A pensar male si fa peccato, ma è forte l'impressione di un tentativo teso ad opacizzare i confini dell'intervento legislativo, considerato, anche, il mancato elenco degli articoli oggetto delle modifiche. Al riguardo, da sottolineare anche la fretta con la quale il Governo ha fissato la data dell'appuntamento referendario, prima ancora che scadessero i tre mesi previsti per la presentazione delle richieste in Cassazione. Altro indizio, questo, del timore, da parte del Governo, che le ragioni del No possano uscire rafforzate a seguito di un esame approfondito e focalizzato sulle conseguenze effettive, al di là dei roboanti spot elettorali che divagano su altro, delle modifiche all'ordinamento giurisdizionale. Forse sì, un colpo di mano c'è stato ... ad opera di chi?
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