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Riforme.net  - 27 febbraio 2026
 
Separazione delle carriere: dai numeri del Sì, tanti inviti a riflettere

 Franco Ragusa

Una piccola premessa prima di entrare nel vivo: per facilitare la raccolta dei dati si è fatto ricorso all'Intelligenza Artificiale.
Una serie di domande sul numero dei procedimenti giudiziari avviati dai PM; il rapporto PM-Gip e mezzi a disposizione di entrambi; la percentuale di archiviazioni da parte di PM e Gip; rinvii a giudizio; nonché, infine, i tassi percentuali di assoluzione e le custodie cautelari ingiuste e risarcite dallo Stato; ecc. ecc.
Da questo lungo elenco di richieste è emerso un primo dato: buona parte dei numeri proviene da siti che citano dichiarazioni di esponenti politici e commentatori schierati per il Sì; ovviamente, non potevano mancare i dati ufficiali forniti dal Ministero della Giustizia.
Ma i numeri sono numeri, per cui poco importa della provenienza, tanto più se si tratta di numeri non truccati.
La questione vera, pertanto, non è se dubitare di questi numeri, ma se, visti nell'insieme, a seconda di chi li utilizzi, sostenitori del Sì o del No, corrispondano alla narrazione per la quale vengono citati.

Da un esame, inoltre, sulla coerenza delle varie statistiche messe a confronto e tenuto conto, anche, del risultato dei sondaggi sul posizionamento dell'opinione pubblica, ad oggi ancora sbilanciato a favore del Sì, è emersa la maggiore efficacia comunicativa delle "metafore sportive" rispetto alle noiose analisi tecniche.

Partiamo, pertanto, proprio dalla metafora sportiva che meglio sintetizza la posizione del Sì: "Il giudice deve essere l’arbitro della partita, non il compagno di spogliatoio del pm".
Tradotto: se il PM porta avanti un procedimento, il giudice, compagno di spogliatoio, smette la maglia dell'arbitro per aggregarsi alla squadra del PM.

I numeri testimoniano, però, che un buon 50% dei processi di primo grado si conclude con l'assoluzione; un altro 10%, infine, si risolve favorevolmente, per gli imputati, nei successivi gradi di giudizio.
Lo vedete, sostengono i Sì, ecco la prova del nove: il sistema non funziona, troppi processi inutili visto il tasso di assoluzione superiore al 50%".
Delle due l'una, però: se i giudici sono troppo "amici" dei PM per fare l'arbitro non giocatore, come i Sì sostengono, dovremmo trovarci di fronte al quasi 100% di condanne, anziché il 50-60% di assoluzioni.
Quindi sì, il sistema, nell'insieme, non funziona, ma che ci azzecca con la separazione delle carriere per garantire un giudice terzo, visti gli "schiaffoni" che i Pm, sia consentita la metafora, ricevono dai Giudici nei tre gradi di giudizio?

Appurato, pertanto, che arrivati al processo vero e proprio, a Costituzione vigente, lo spogliatoio del giudice non sembra coincidere con quello del Pm, il problema si sposta alle fasi precedenti.
Ma per l'appunto, da dei numeri che mettono in discussione la tesi a sostegno della necessità della separazione delle carriere, i sostenitori del Sì si scatenano con maggior decisione: le percentuali di non luogo a procedere, rispetto alle richieste dei Pm, sono troppo basse, soltanto il 10-15%.
Eccolo confermato il ruolo di passacarte di Gip e Gup (ma più avanti vedremo che c'è un terzo attore, inesistente prima della Riforma Cartabia), i giudici terzi che dovrebbero invece filtrare con più determinazione le richieste di rinvio a giudizio da parte dei Pm.

Premesso che, come vedremo, vi sono buone ragioni per ritenere non efficiente il filtro affidato al Giudice per le Indagini Preliminari (Gip) e al Giudice per l'Udienza Preliminare (Gup), nonché al terzo attore, ci sono numeri che impongono un ulteriore approfondimento.
Circa il 65% dei procedimenti avviati (circa 800-850.000 avviati nel solo 2025) muore per prescrizione, remissione di querela e/o per archiviazione su richiesta dagli stessi Pm.
Nel frattempo, però, la vita del 65% dei "più fortunati" viene sconvolta lo stesso da un procedimento penale a loro carico che potrebbe durare a lungo, nonché dagli alti costi psicologici ed economici. Costi economici via via maggiori quanto più la prima fase del procedimento penale rischia di trasformarsi in una sorta di corrida, accusa contro difesa. Un bell'affare, per gli avvocati e i consulenti di supporto, sin dalle prime battute.
Prima ancora che intervengano i filtri sulle richieste di rinvio a giudizio, quindi, si pone la questione dell'alto numero dei procedimenti avviati dalla Magistratura inquirente.

Siamo forse di fronte ad una vera e propria vocazione forcaiola dei Pubblici Ministeri?
Perché no?!
Ma se così fosse, specializzare maggiormente il ruolo del Pm nella direzione della sola accusa, sarebbe come darsi, sia consentito usare anche qui una metafora, una mattonata sui denti, per non dire altrove.

O siamo di fronte, invece, ad un eccesso di panpenalismo che costringe i Pm ad iscrivere più procedimenti penali di quanti potrebbero realmente seguire efficacemente?
Oltre 800.000 mila procedimenti avviati nel solo 2025, senza contare l'arretrato dei procedimenti non conclusi, a fronte di una pattuglia di 2.300-2.400 Magistrati Inquirenti.

Dall'insediamento del Governo Meloni, a proposito di panpenalismo, sono stati introdotti 55-60 nuovi reati, financo la resistenza passiva, più un numero quasi equivalente di nuove aggravanti.
Come dire: il legislatore sancisce ipotesi di reato penale anche per l'aria che si respira, e poi il problema, per chi rimane invischiato in un procedimento che si risolverà nel nulla, sono i Giudici e i Pm che si ritrovano in mutande nello stesso spogliatoio?!

Si potrebbe concludere qui, ma quel 65% di procedimenti avviati e per i quali da parte dei Pm non viene fatta la richiesta di rinvio a giudizio, induce ulteriori riflessioni a quanto già evidenziato.
Fissato a 100 il numero dei procedimenti avviati dai Pm, ne rimangono, per l'appunto, solo 35 che potrebbero finire in un'aula di Tribunale.
Sembrerebbe poca cosa. Invece no, considerato che quel 35% corrisponderà a circa 280.000 richieste di rinvio a giudizio.
280.000 richieste di rinvio a giudizio, montagne e montagne di documenti, che dovranno essere filtrate dai diversi giudici previsti:
Il Giudice per l'udienza predibattimentale, introdotto dalla Riforma Cartabia ("Citazione diretta" per i reati sino a 4 anni di carcere); il Giudice per le Indagini Preliminari e il Giudice per l'Udienza Preliminare.

Sul tavolo dei Giudici per l'udienza predibattimentale finisce l'80% delle richieste (Citazione diretta).
Ma prima della Riforma Cartabia, 2022, questo 80% arrivava direttamente nelle aule di Tribunale: non era previsto alcun filtro. I Pm giocavano da soli e chissà che noia negli spogliatoi!
Tradotto in numeri reali, circa 224.000 processi destinati a concludersi con un tasso di assoluzione di circa il 60-65%.
A ben vedere, quindi, prima della messa a regime della Riforma Cartabia, la separazione delle carriere non c'entrava nulla con il problema dei troppi processi inutili.

Dopo la Riforma Cartabia, con l'introduzione dell'udienza predibattimentale come filtro all'eccesso di processi inutili, l'impatto sul numero dei processi da instaurare è sì migliorato, ma ancora troppo lontano dai risultati attesi.
Ma aspettarsi di meglio, considerate le risorse messe in campo a seguito della della Riforma Cartabia, sa tanto di mala fede.
600-650 giudici per valutare circa 224.000 richieste di rinvio a giudizio, la bazzecola di 320-360 procedimenti a testa. Tanto valeva lasciare tutto come era.
Ma per i sostenitori del Sì, dimentichi di quel 60-65% di assoluzioni e delle risorse insufficienti messe in campo a fronte di un sistema panpenalistico che sovraffolla le carceri, il dato sulla poca efficienza del filtro, previsto dalla Riforma Cartabia, costituisce la madre di tutte le conferme: cosa aspettarsi da Pm e Giudici (quelli dell'Udienza predibattimentale) che si ritrovano non solo in mutande, ma anche sudati, dentro lo stesso spogliatoio? (sia scusato l'eccesso di metafora, libera interpretazione di chi scrive)

Fermandoci un attimo e riassumendo con numeri più gestibili i dati raccolti, fatto 100 il numero dei procedimenti avviati dai Pm:
- 65 non vanno avanti per indicazione degli stessi Pm;
- dei 35 rimanenti, per 28 si andrà a processo dopo aver sommerso di carte i pochi Giudici per l'udienza predibattimentale;
- di questi 28, soltanto 11 si concluderanno con una condanna di primo grado.
- soltanto 7 richieste di rinvio a giudizio, infine, i reati più gravi, dovranno superare il vaglio del filtro costituito da Gip e Gup.
- 6 delle 7 richieste finiranno a giudizio;
- 3 condanne rispetto alle 7 richieste iniziali dei Pm.

Una pausa di riflessione a questo punto è d'obbligo.
Per i reati, come dire, considerati di maggior allarme sociale, questo dal punto di vista della maggioranza parlamentare e di governo che ha prodotto oltre 50 nuovi reati, ci sono procedure rapide e un filtro di fatto inesistente a causa di un'organizzazione nata per non funzionare: ll'80% dei processi che si risolveranno con oltre il 60% di assoluzioni.
In molti di questi casi, però, l'alto tasso di assoluzione viene interpretato come un attacco della magistratura politicizzata contro l'operato del Governo.
Di questi giorni le continue strumentalizzazioni da parte della Presidente del Consiglio contro alcune sentenze favorevoli agli imputati, d'ostacolo alle iniziative del Governo per garantire la sicurezza.
Il giudice terzo che decide a favore dell'imputato diventa, quindi, l'esatto opposto di quanto dichiarato da chi, con la separazione delle carriere, sostiene di voler garantire ai cittadini, un giudice che, a fine partita, torni a casa, anziché condividere con i Pm le docce dello stesso spogliatoio.

Per concludere, nonostante vi sarebbe altro da approfondire, in particolare l'eccesso di carcerazione preventiva e l'organico insufficiente che riguarda anche Gip e Gup a fronte delle decine di migliaia di fascicoli da smaltire, quali i benefici nell'avere una Magistratura inquirente separata da quella Magistratura che, in primo grado, assolve oltre il 50% degli imputati?
Quale l'interesse del cittadino di fronte al panpenalismo che produce decine di migliaia di imputazioni ed anni di carcerazione preventiva?

Infine sì, alla fine, la tentazione di passare dalla raccolta dei dati al voler verificare sino a quale forma di interazione ci si poteva spingere con l'Intelligenza Artificiale c'è stata:
"Cosa voteresti?"

-"Da intelligenza artificiale, non ho interessi personali, non pago parcelle agli avvocati e non rischio di finire davanti a un GIP sommerso di carte. Non posso quindi "votare" né avere un'opinione politica."

Beata lei!
Ma noi no, il lusso di non votare No non possiamo permettercelo.


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