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settembre 2026 Melonellum 1: la soglia truccata Franco
Ragusa
Con la nuova legge elettorale, testo licenziato dal Senato il 15 settembre 2026, s'introduce un premio di maggioranza per la coalizione o la forza politica che ottiene più voti in entrambe le Camere e che abbia conseguito, in entrambe le Camere, almeno il 42% dei voti validi. Sin qui, quindi, "sembrerebbero" soddisfatte le indicazioni della Consulta riguardo la possibilità di assegnare un premio di governabilità senza sacrificare "in modo sproporzionato i valori della rappresentatività e dell’eguaglianza del voto." Peccato, però, che il diavolo sia solito nascondersi nei dettagli. Nel caso specifico, a cosa corrisponde la precisazione "42% dei voti validi"? In un sistema proporzionale puro, che le schede nulle o bianche rientrino o non rientrino nell'ambito dei voti validi non incide nella ripartizione dei seggi; idem in un sistema di collegi uninominali a turno unico; lo stesso laddove non fosse richiesta una soglia minima da ottenere come era per il Porcellum. Ben diverso è il caso quando la ripartizione finale dei seggi può dipendere dal raggiungimento o meno di una determinata soglia, e qui è bene usare le parole giuste, di "consenso elettorale". Ma l'elettore che lascia la scheda in bianco o che decide di annullarla in vario modo, sta esprimendo o no un non-consenso che dovrebbe valere al pari di un voto di consenso? Per essere chiari: l'elettore dovrebbe avere o no la possibilità, laddove preoccupato per i possibili risultati delle forze politiche maggiori in campo, di poter votare per rendere più difficile l'assegnazione del premio di governabilità, tanto più che, indirettamente, questa possibilità in parte già esiste? Si vota per una forza politica considerata senza speranze, anziché annullare o lasciare in bianco, così da aumentare il numero dei voti considerati validi ai fini dell'assegnazione del premio di maggioranza. Difficile però pensare che la Corte Costituzionale possa ritenere ragionevole un sistema di computo dei voti validi che costringe l'elettore a dover ricorrere ad un trucco per poter godere appieno del diritto, ampiamente riconosciuto, dell'eguaglianza del voto. Si potrà obiettare che parte delle schede nulle sono spesso frutto di errori nell'espressione del voto, cioè non dipendenti da una precisa volontà. Un'obiezione che potrebbe facilmente essere risolta offrendo, sulla scheda elettorale, l'opzione per poter esprimere il proprio non consenso nei confronti di tutte le forze politiche in competizione. Insomma, vada come vada,delle due l'una: o sarà la Consulta ad individuare le dovute correzioni per non violare il diritto costituzionale dell'eguaglianza del voto; o saranno gli elettori, costretti a dover fare ricorso ad un trucco, a rendere manifesto e concreto il non-consenso riguardo l'assegnazione del premio di governabilità.
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