Gli interventi di "Riforme istituzionali"

N 10 - 29/08/96
Gianfranco Falasca

Ri: Ostruzionismo parlamentare - Regolamenti Camere
Nel testo 464 scritto da P.Gull per conto di Franco Ragusa, (Conf. Costituzione e Riforme ist. - Agora') si ragiona sull'ostruzionismo effettuato con la richiesta della verifica del numero legale. E dopo aver criticato il fatto che si sia compresso in modo assurdo il tempo a disposizione nel dibattito, soprattutto a spese delle piccole minoranze, per perderlo poi con una procedura farraginosa e ridicola, si propone un sistema di controllo all'ingresso e all'uscita tramite il quale si potrebbe avere un riscontro immediato dei parlamentari presenti in aula.

Se si trattasse di trovare il sistema piu' semplice per contare i presenti, allora proporrei di sommare, dopo ogni votazione, i numeri dei favorevoli, contrari e astenuti: se la somma e' inferiore al numero legale, allora la votazione e' nulla.

Ma temo che il problema non sia li'.
Infatti ho letto su un giornale, mi sembra Il Messaggero, che e' la Costituzione a prevedere che la maggioranza dei membri della camera sia presente al momento della votazione affinche' la votazione sia valida. Ma i regolamenti parlamentari, invece, dispongono che la mancanza del numero legale sia evidenziata tramite la procedura raccontata da Ragusa.
Cioe' si assume che il numero legale ci sia sempre, e si puo' legiferare anche in quattro, cinque, a meno che qualcuno faccia il pierino e costringa il presidente a contare i presenti.

Purtroppo non posso ora controllare la Costituzione, ma temo che quanto da me letto sia vero. Dico "temo" perche', se fosse vero, sarebbe un'ulteriore prova del disprezzo in cui e' stata tenuta questa costituzione.
Insomma il marchingegno sarebbe un modo per permettere alla maggioranza di governare e di legiferare, standosene in vacanza, con una opposizione compiacente che, invece di precipitarsi in Parlamento per sfruttare le assenze degli avversari, fa altrettanto.

E fin qui, tutto ... normale.

La cosa che mi preoccupa di piu' e' stata la minaccia, fatta da esponenti della maggioranza, di modificare i regolamenti in modo da rendere sufficiente la presenza del 20% dei deputati o senatori.

Un primo aspetto preoccupante, sempre che la Costituzione imponga il 51% dei presenti, sarebbe che chi fa queste minacce dimostrerebbe di non preoccuparsi affatto della Corte Costituzionale, cui la minoranza potrebbe ben appellarsi se si vedesse minacciata; e questa assenza di preoccupazione potrebbe essere malevolmente interpretata come presunzione di omogeneita' di schieramento tra la maggioranza e la Corte Costituzionale.

Ma il secondo aspetto e' forse ancor piu' preoccupante: a mio modo di vedere la regola del numero legale al 51% tutela la maggioranza, e abbassare quella soglia significa permettere colpi di mano nel caso che un numero consistente di parlamentari della maggioranza sia assente.
Io, che mi son sempre chiesto se i nostri uomini politici ci fanno o ci sono ... (le maggior parte delle decisioni che li' per li' sembrano stupidaggini alla lunga si dimostrano si' delle stupidaggini per il Paese, ma delle drittate a vantaggio ... dei soliti noti), adesso mi chiedo cosa ci possa essere dietro questa stentorea minaccia.

Gianfranco Falasca

P.S. segue ...


segue ... regolamento camere

Costituzione Italiana art. 64
"Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti.
Le sedute sono pubbliche; tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento a Camere riunite possono deliberare di adunarsi in seduta segreta.
Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non e' presente la maggioranza dei loro componenti e se non se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale.
I membri del governo, anche se non fanno parte delle Camere, hanno diritto, e se richiesti l'obbligo, di assistere alle sedute. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono."

Avevo preso sottogamba l'argomento leggendo quel giornale; ma mentre scrivevo il precedente testo, andava crescendo in me la sensazione che il problema affrontato fosse grosso e che non fosse possibile una tale plateale incostituzionalita' dei regolamenti parlamentari; ho atteso quindi per spedirlo di poter disporre del testo della Costituzione.

Penso che tutti ci siamo abituati a vedere le maggioranze e i governi di questo Paese pronti ad aggirare la Costituzione, ma ritengo che gli attuali regolamenti delle Camere rappresentino il caso piu' eclatante e il piu' grave.

La maggior parte dei decreti legge emanati non rispettano la condizione di "necessita' e d'urgenza" richiesti dall'art.77, ma, per quanto in maniera non convincente, si puo' argomentare sulla parola necessita' e sulla parola urgenza, e si puo' anche ricordare che il Parlamento, cioe' la vittima della prepotenza del Governo, accetta tale prepotenza riconoscendone in una votazione apposita la costituzionalita'.

L'art. 81, che impone la copertura delle leggi di spesa, e' stato piu' volte aggirato gonfiando le previsioni sulle entrate o minimizzando le previsioni delle spese; ma anche qui, pur essendo evidente la malafede, si potrebbe invocare la difficolta' a fare delle previsione esatte e cosi' via.

Questi sono solo due esempi di articoli della Costituzione rimasti disattesi.
Quello che voglio dire e' che pero' su questi comportamenti secondo me evidentemente incostituzionali si possono trovare degli argomenti che ne difendano, anche se debolmente, la costituzionalita'.
Ma nel caso del numero legale di presenze richiesto dall'art. 64 per la validita' delle deliberazioni, la Costituzione mi sembra tassativa, esplicita e non interpretabile.

Gianfranco Falasca