Gli interventi di "Riforme istituzionali"

N 27 - 01/10/96
Da il manifesto
Una bicamerale senza vista


di Stefano Menichini

Naturalmente sarà vero che Giuseppe Vacca ha parlato "a titolo personale" della necessità di dar vita a una Assemblea costituente dopo il probabile fallimento della commissione bicamerale. D'altronde, sarebbe strano se D'Alema si disfasse così facilmente di un organismo che neppure si è insediato,

aderendo sic et simpliciter alla posizione tenuta dalla destra in materia di riforme istituzionali. Ciò non toglie che quell'approdo - la costituente - sia da tempo nella testa del segretario pidiessino, e che il direttore dell'Istituto Gramsci abbia solo dato voce a un'idea che circola tra i rami alti della Quercia. Un'idea destinata a diventare più concreta quando le vicende della finanziaria cominceranno ad avere le loro ripercussioni sul quadro politico: Fini ha già dichiarato che col centrosinistra delle tasse è inutile discutere di riforme. E se non può farcela la bicamerale, altre strade vanno tentate: D'Alema non può (ancora) dirlo, Vacca sì.

Quelle pronunciate dal professore barese non sono parole in libertà. D'altronde, lo stesso concetto era stato enunciato nel suo ultimo libello Per una nuova Costituente, pubblicato da Bompiani un mese fa e scritto in luglio. E non è che da allora si sia allentata la relazione strettissima tra Vacca e il segretario del Pds.

Il fatto è che l'accordo sulle riforme istituzionali è assolutamente imprescindibile per la strategia dalemiana. E' la pietra angolare per la costruzione di un sistema politico normale nel quale sia normale che il maggiore partito della sinistra si candidi direttamente al governo del paese. E siccome il disegno è dichiarato, e il patto appare così indispensabile al Pds, le riforme hanno smesso di essere una necessità collettiva. I loro nemici aumentano e diminuiscono le probabilità di farcela, anche perché al puzzle di D'Alema continua a mancare l'unica tessera che non può procurarsi da solo: una destra credibile con la quale scrivere l'accordo, e abbastanza forte da rispettarlo.

Inoltre, di tutto il ragionamento di Vacca (e della strategia dalemiana) un punto risulta debole: che l'accordo sulle riforme rafforzerebbe anziché indebolire Romano Prodi. L'interessato è il primo a non crederci e non fa male: la data di stipula dell'eventuale intesa sulle riforme è anche la sua personale data di scadenza. Si può capire che desideri posporla.

Tutto il resto ha sicuramente il pregio della linearità, e la lettura di Per una nuova Costituente aiuta a illuminare il percorso del Pds. La sequenza è questa: il Pci, uscito sconfitto dalla solidarietà nazionale e incapace di cogliere i mutamenti della società, ha via via assorbito - a partire dalla "questione morale" berlingueriana - "la lettura di destra della crisi italiana". Ha finito così per subire passivamente, aspettandosene anzi un premio, la distruzione per via giudiziaria del vecchio sistema dei partiti (già moribondo per conto suo). Tutte le istanze plebiscitarie (i referendum, Segni) sono state favorite da Occhetto nella convinzione che lì fosse il nuovo, senza vedere l'opera di devastazione del tessuto democratico operata "dal big business" dietro la cortina dei magistrati.

Fallita per immaturità del tentativo la prima opera risanatrice di Ciampi (ma fu D'Alema ha chiedere di uscire da quel governo dopo l'assoluzione parlamentare di Craxi...) si aprì un vuoto al centro, di nuovo per responsabilità congiunta di Occhetto e Martinazzoli, che Berlusconi fu abile a riempire. E potè farlo anche perché si era imposta una costituzione di fatto che ci diede nel '94 un presidente del consiglio eletto dal popolo in maniera surrettizia e impropria: attenzione, sono parole che potrebbero essere applicate alla lettera anche a Prodi. L'eccesso di potere non regolato di palazzo Chigi e Quirinale è, per D'Alema, un vero problema.

La "transizione lunga", secondo Vacca, non si è affatto conclusa col 21 aprile. Lì la destra ha perso, ma il centrosinistra non ha vinto. E la questione di adeguare le istituzioni a una società completamente cambiata (soprattutto per le dimensioni mondiali dei processi economici e decisionali) rimane irrisolta. L'approdo è bipolare, nella sostanza bipartitico - Pds da una parte, An dall'altra - ma per arrivarci c'è da costruire un partito che sia definitivamente altro dal vecchio Pci (ecco il recupero del nocciolo "buono" del craxismo) e ci sono "conservatorismi" da superare nell'Ulivo.

Qui torna una certa tendenza a confondere i propri interessi con quelli generali, ma soprattutto siamo all'oggi: l'asse Prodi-Bertinotti si è imposto sulla finanziaria e potrebbe riproporsi sulle riforme. Non è così strano che a Vacca venga in mente, proprio il giorno dopo, di "licenziare" la bicamerale. A titolo personale, si intende.



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