Gli interventi di "Riforme istituzionali"

N 6 - 27/07/96
I. D. da il manifesto
Alziamo il sipario

UNA DISCUSSIONE impegnativa sul piano della cultura politica e costituzionale, l'ha definita nel suo intervento al senato Leopoldo Elia, aggiungendo che forse non tutti si rendono conto delle sue implicazioni e che deve stare a cuore dei democratici saperla portare fuori dai perimetri dei palazzi romani, se davvero si vuole investire di un qualche peso l'opinione pubblica al di qua delle invocazioni referendarie del popolo sovrano. E' uno dei nodi cruciali, e non detti, della discussione sulle riforme costituzionali che si sta svolgendo in parlamento in una fine di luglio afosa e poco frequentata, velata al pubblico da un linguaggio (inevitabilmente) tecnico che non aiuta la comprensione delle poste in gioco. Che sono alte, anche (e soprattutto) quando a veicolarle sono questioni di metodo e di procedura, che in democrazia, come si sa, contano. Dispositivo della revisione costituzionale (ovvero salvaguardia o affossamento dell'art.138), ruolo del parlamento, rapporto fra costituzione e sovranità popolare (per come si configura con l'introduzione del referendum finale): sono questi i punti procedurali cioé politici sui quali si è incentrata la discussione al senato (che si conclude martedì, poi tocca alla camera) sull'avvio delle grandi riforme. Lo scambio, che pubblichiamo per stralci, fra Ersilia Salvato (Prc), Salvatore Senese (sinistra democratica) e Leopoldo Elia (Ppi) riassume le questioni che l'intesa fra Ulivo e Polo ha lasciato aperte, è indicativa del dialogo fra quanti si oppongono a soluzioni predeterminate dalla logica dell'accordo a vocazione presidenzialista, restituisce - nella limpidezza del racconto di Elìa - i costi che all'intesa la cultura costituzionalista ha dovuto pagare.

L'avvio del percorso delle riforme, intanto, continua a essere non privo di inciampi. Se da una parte Mario Segni benedice a Milano la nascita del primo comitato di base per la costituente (cobac) augurandosi il fallimento della bicamerale, dalla parte opposta Armando Cossutta definisce incostituzioanle la legge istitutiva della commissione, per il "clamoroso contrasto" fra il 138 e l'introduzione del referendum confermativo. Intanto, la direzione del Ppi chiede un incontro dell'Ulivo per mettere a punto una piattaforma sulle riforme coerente con il programma elettorale (e il presidente Bianchi sottolinea le perplessità sul presidenzialismo espresse in un comunicato congiunto di cinque deputati milanesi del Pds e del Ppi). Infine, mentre Elia si rifiuta di mettere un termine prestabilito ai lavori del parlamento sulle riforme, D'Onofrio (Ccd) vuole stringere i tempi perché, dice, una nuova forma di governo non potrà non comportare la caduta del governo Prodi. Intanto, sette province a guida leghista (Bergamo, Gorizia, Mantova, Padova, Pavia, Varese e Verona) chiedono l'autonomia senza cambiare la Carta del 48: "se si vuole fare un federalismo serio lo si può fare anche con la costituzione vigente".