Speciale Referendum elettorale
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25/01/99
Franco Ragusa
Segni, Calderisi, Barbera: zero meno meno in statistica

Come ha già scritto qualcuno più autorevole del sottoscritto, i grandi fatti e i grandi personaggi della storia si presentano due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa.
Dopo averci magnificato le doti del referendum elettorale del '93 (che è bene ricordare ha prodotto l'attuale legge per il Senato), il trio Segni-Calderisi-Barbera è tornato alla carica con un altro referendum dagli effetti miracolosi.
E come ci dimostrano il miracolo?
Semplice, dati alla mano, producono una simulazione che dimostra che nel '96, con la legge da loro proposta, le formazioni maggiori avrebbero preso più seggi; "un grande effetto bipolarizzante", per usare le parole di Segni.
Ora, pur non avendo in affezione la semplificazione bipolare, per cui questo tipo di contese tra il trio e gli altri sostenitori della logica maggioritaria non m'interessa più di tanto, di fronte a simili stregonerie contabili è praticamente impossibile far finta di non aver ascoltato.
Che senso ha, infatti, prendere i risultati del '96, ottenuti con una legge che, soltanto per fare un esempio delle differenze che verrebbero introdotte, non premia le "candidature fai da te", e poi produrre una simulazione che, come se nulla fosse mutato, non tiene conto dei risultati che da questo tipo di candidature potrebbero arrivare?
Anche l'attuale "legge Mattarella", se qualcuno si prendesse la briga di tentare una simulazione tenendo conto di ciò che l'ha preceduta, e cioè i risultati elettorali ottenuti con il sistema proporzionale, con ogni probabilità si rivelerebbe una legge con "un grande effetto bipolarizzante"; anzi no, grandissimo!
Ma per l'appunto, visti i diversi contesti, simulazioni simili non sono buone neanche per passare il tempo.
I risultati ottenuti con una determinata legge non possono in alcun modo essere utilizzati per produrre una simulazione che fa riferimento ad una diversa legge, in quanto le forze politiche, ma anche gli elettori stessi, mutano i loro comportamenti a seconda della legge che hanno di fronte.
Né più e né meno di quanto è avvenuto nelle ultime due tornate elettorali, per le quali abbiamo assistito al formarsi di coalizioni tenute insieme soltanto dalla necessità di non far vincere o semplicemente stravincere "l'altra parte"; coalizioni che si sono poi puntualmente ritramutate in un nugolo di partitini una volta arrivate in Parlamento.
Ma a quanto pare, l'esperienza non insegna.


 

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