Riforme Istituzionali
Referendum 2003
 
Rassegna stampa
 
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La Stampa - 7 maggio

Articolo 18, Epifani schiera la Cgil per il sì 
«Dobbiamo basarci sul giudizio di merito e null’altro». La proposta avanzata «a titolo personale» tiene unito il più grande sindacato italiano. Scontenti i cofferatiani, ma senza esasperare i contrasti
 
ROMA - Epifani schiera la Cgil per il «sì» al referendum sull’articolo 18. Un sì («per i diritti e le riforme, dice il segretario generale) che conferma dubbi e critiche allo strumento del referendum quando si interviene su questioni economico-sociali, ma che ha ovviamente un peso molto rilevante. Principalmente un peso politico, perché la Cgil, insieme all’Arci, è l’unica grande organizzazione di massa dell’area della sinistra che si schiera esplicitamente a sostegno del referendum. In contrapposizione con la scelta dei Ds, e nonostante il pronunciamento elettorale sia osteggiato anche dall’ex-numero uno di Corso d’Italia Sergio Cofferati. In casa Cgil - ieri lo ha detto apertamente lo stesso Epifani - c’è la convinzione che difficilmente il 15 giugno ci sarà il quorum necessario perché un eventuale successo dei «sì» possa produrre conseguenze concrete. Ma non c’è dubbio che i promotori del referendum - a partire da Fausto Bertinotti - sperano che la forza organizzativa della macchina cigiellina possa spostare qualche milione di elettori. Guglielmo Epifani, di fronte ai 153 membri del parlamentino della Cgil, ha cercato i toni e le parole giuste per evitare, nei limiti del possibile, una spaccatura nell’organizzazione . E così, ha sviluppato nella sua relazione una lunga premessa politica mirata a ribadire che sulle scelte fondamentali - la pace, le politiche del governo, la difesa della magistratura, le strategie sindacali - la Cgil è unita e mantiene la sua rotta. E quindi la proposta formulata «a titolo personale» perché il suo sindacato si batta per il successo del «sì». «Confermo l'inopportunità - ha detto Epifani - di scegliere la via referendaria per battaglie di carattere propositivo, al contrario di quanto avviene nei referendum abrogativi scelti per ripristinare diritti o libertà compromessi da altri». Ma ormai il voto ci sarà, e la posizione da prendere si deve basare «sul giudizio di merito e su null'altro». Per Epifani, si deve votare sì perchè il referendum «si propone di espandere le tutele dell'articolo 18», anche se in modo non efficace; poi, «se vincessero i sì il quesito avrebbe riflessi sulla difesa e il mantenimento dell'articolo 18». Infine, per le sue battaglie e le sue proposte di riforma la Cgil «ha bisogno delle persone in carne e ossa che voteranno sì». E così, il sindacato dovrà impegnarsi nella campagna referendaria, anche se non aderirà ai comitati referendari. Oggi il direttivo si pronuncerà formalmente. Il dissenso di alcuni dirigenti di peso (molto vicini a Sergio Cofferati) ieri si è materializzato nella presentazione di due ordini del giorno: uno (a firma Achille Passoni) per la libertà di voto, uno (di Marigia Maulucci) per la non partecipazione al voto. I «fassiniani» (Megale, Panzieri, Amoretti) propongono che la Cgil «non si pronunci e non si impegni», mentre Danini (di Rifondazione) vuole l’adesione piena ai comitati per il sì. Poi ci sarà l’ordine del giorno che «approva la relazione del segretario generale», compresa la linea sul referendum, che raccoglierà una larghissima messe di voti. I segretari «cofferatiani» (oltre a Passoni e Maulucci, Ghezzi e Casadio) ieri non hanno esasperato la divisione, pur mantenendo le loro obiezioni: la speranza (non molto fondata, pare) è che si possa votare unitariamente sulla relazione di Epifani, e marcare il dissenso con un voto specifico sulla questione del referendum. Molte le reazioni alla presa di posizione della Cgil. Festeggiano i promotori, con il presidente del comitato Paolo Cagna, e Fausto Bertinotti, secondo cui «siamo molto incoraggiati dal fatto che la più grande organizzazione sindacale scelga di collocarsi in questa battaglia di allargamento dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori». Soddisfatto anche il presidente dell’Arci Tom Benettollo, e gli esponenti del correntone Ds. Renato Brunetta, di Forza Italia e dei comitati per il no, approva (con polemica) la coerenza di Epifani. Il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta ribadisce che «il referendum è sbagliato e noi dobbiamo tutti impegnarci per farlo fallire», e il leader della Uil Luigi Angeletti ha annunciato che proporrà domani alla segreteria la linea dell'astensione.

Roberto Giovannini 



 
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