Gli interventi di "Riforme istituzionali"

N 59 - 05/01/97
Franco Ragusa

Campagna terroristica a sostegno della Bicamerale

Colgo l'occasione di un'intervista a Cossutta (su "il messaggero" del 3/1/1997), per ribadire le ragioni di chi e' contrario alla Commissione Bicamerale e, per gli stessi identici motivi, all'idea di Assemblea Costituente portata oggi avanti da Segni; e per porre nuovamente l'allarme riguardo all'inadeguatezza dell'art. 138 Costituzionale laddove, attraverso le sue procedure, venissero avviate riforme costituzionali molto profonde o riguardanti aspetti particolari, come i diritti sanciti nella prima parte della Costituzione.

Cossutta esordisce, alla prima domanda, con una sorta di "non capisco, ma mi adeguo":

Domanda - Onorevole Cossutta, Rifondazione votera' Si' o No per l'istituzione della Bicamerale?
Cossutta - Siamo favorevoli alla nascita di una Commissione bicamerale, ma contrari ai poteri della medesima. ...

La risposta poi prosegue con l'elencazione dei motivi, sacrosanti, per i quali Rifondazione e' contraria. Su tutti, l'assurdita' di un referendum unico, prendere o lasciare, nel quale verrebbero inserite materie fra loro diverse ma per le quali verrebbe richiesto un unico pronunciamento popolare... alla faccia della democrazia diretta, che dovrebbe invece permettere ai cittadini di potersi esprimere su ogni singola questione: federalismo si' - federalismo no; presidenzialismo si' - presidenzialismo no; ecc.

Ma se Rifondazione e' contraria, e le ragioni per esserlo ci sono, perche' diavolo mai si e' pure favorevoli alla nascita della Commissione?
Il seguito e' una perla di politichese, o meglio, di basso opportunismo politico.

Domanda - Quindi che farete?
Cossutta - Siamo alla votazione sulla Bicamerale, per la quale e' indispensabile avere i 2/3 dei voti. Se venisse bocciata, si aprirebbe la strada all'assemblea costituente che, essendo eletta dal popolo, avrebbe i poteri di cambiare l'intera Costituzione e non soltanto la struttura politica dello Stato. Siamo percio' contrari a una simile ipotesi che, per esemplificare, potrebbe partorire una Costituzione la quale stabilisce che l'Italia non e' piu' una Repubblica fondata sul lavoro, ma fondata sul mercato..

Domanda - E se il Polo vota no?
Cossutta - Ragione di piu' per votare si'. Per evitare che, mancando i 2/3, si vada alla Costituente o al referendum previsto dall'attuale Costituzione che finirebbe per essere tutto incentrato su presidenzialismo si', presidenzialismo no.

Non ho parole!
Partiamo dalla seconda risposta.
Qualcuno dovrebbe spiegare a Cossutta che se tutto il Polo vota no, i 2/3 non si raggiungono, per cui, partendo proprio dai suoi timori, sarebbe molto meglio non votarla affatto, e cosi' facendo affossarla definitivamente, che rischiare di sottoporsi al temuto referendum.
Tra l'altro, anche se parte del Polo votasse si', e i 2/3 non fossero raggiunti lo stesso, verrebbero lasciati aperti al Polo ben due terreni d'intervento: quello della Bicamerale, e quello del referendum contrario alla Bicamerale.
Un primo terreno per vedere cosa si puo' ottenere sul terreno dello scambio politico, e questo per salvaguardare i famosi interessi privati; ed un altro terreno per tenere sotto pressione proprio i lavori della Bicamerale, costringendo chi sulla Bicamerale si e' giocata la faccia a dover subire qualsiasi ricatto, pena una campagna politica rivolta tutta sul fronte referendario.

Ma ad ogni buon conto, perche' mai Rifondazione dovrebbe temere gli esiti del Referendum che abrogherebbe la legge istitutiva della Bicamerale?
Anzi, dovrebbe essere proprio lei a proporlo, e questo per ribadire un concetto molto semplice: siamo contrari alla Bicamerale e ai suoi poteri eccezionali e quindi contestiamo che si possa procedere ad una Riforma istituzionale con simili meccanismi, che si possa cioe' procedere con la solita logica dell'emergenza in grado soltanto di calpestare i diritti.
Ma dove sta scritto che chi vota contro la Bicamerale, automaticamente e' per l'assemblea costituente di Segni?
Anzi, e' proprio per gli stessi identici motivi, per cui si e' contrari alla Bicamerale, che si puo' e si deve essere contrari all'assemblea "eccezionale" proposta da Segni.
Possibile mai che non ci sia la capacita' politica di affrontare una battaglia, sicuramente piu' difficile, sui principi da rispettare, piuttosto che affidarsi agli equilibri politici del momento?
Anche perche', c'e' sicuramente poco stile nel contestare l'Assemblea Costituente in quanto potrebbe avere degli ampi poteri derivanti dall'elezione popolare.
Poco stile ed eccessivo ottimismo per il futuro.

Pensa, Cossutta, di poter impedire che attraverso lo stravolgimento della seconda parte non si possa di fatto svuotare di ogni suo significato cio' che e' scritto nella prima?
Gia' succede ora, a Costituzione immutata!
Pensa, Cossutta, di poter impedire la formazione di maggioranze trasversali, relativamente alle riforme, che possano cambiare direttamente anche la prima parte attraverso l'uso dell'art. 138?
Ebbene si', Cossutta pensa di poter impedire tutto questo, forte dei numeri che ha oggi in Parlamento. Probabilmente si augura di averli anche in futuro e di non aver sbagliato le previsioni per il presente, che lo portano ad essere fiducioso riguardo all'impossibilita' che in Parlamento si possa determinare uno spostamento di maggioranza; e si' che basterebbero anche pochi deputati del centro-destra, "sacrificati per l'interesse superiore di un Paese bisognoso di riforme", per garantire una facile maggioranza di governo.

Ma passiamo all'art. 138, perche' alla fine anche Cossutta sembra aver preso in seria considerazione l'ipotesi che la Bicamerale non decolli.

Domanda - Il segretario del PDS dice anche un'altra cosa: se il Polo non ci sta, la maggioranza fara' da se' ricorrendo all'art. 138 della Costituzione. Lei che ne pensa?

Cossutta - In effetti questa strada poteva essere seguita sin dall'inizio, visto che l'art. 138 consente di introdurre... Certo che se il Polo si rifiutasse di votare per la Bicamerale, non c'e' altra via se non quella indicata dal 138. Perche', sia ben chiaro, noi le riforme le vogliamo per davvero.

Insomma, improvvisamente, nella medesima intervista, dopo aver sostenuto o "Bicamerale o morte", altrimenti parte la Costituente; molto candidamente Cossuta ammette che se la Bicamerale non dovesse partire, ci sarebbe li' bello e pronto l'art. 138... che, a dirla tutta, sta li' da sempre.
Ma Cossutta non sembra affatto riflettere su di un aspetto: "quale potrebbe essere la maggioranza che fa da se' le riforme?"; costringendo cosi' l'intervistatore a domandarglielo.

Domanda - E sul merito delle riforme, Rifondazione accetterebbe il ricorso alle cosiddette "maggioranze variabili"?
Cossutta - Ci possono anche essere posizioni diverse all'interno dei singoli schieramenti, ma un conto e' averle sul modo di riformare i ministeri o trasferire poteri alle Regioni, un altro e' sostenere opinioni opposte sul presidenzialismo.

Domanda - E in questo caso?
Cossutta - Se si dovessero formare maggioranze diverse dall'attuale su temi di questa rilevanza, significa che la maggioranza non c'e' piu'.

Aridaje, si direbbe qui a Roma.
Per Cossutta la situazione politica italiana restera' cosi' congelata da qui all'eternita'.
Ti pare che l'attuale maggioranza di Governo possa venire messa in discussione per fare le riforme?
E ti pare che alle prossime elezioni Rifondazione non riuscira' di nuovo ad essere determinante, sia per la vittoria dell'Ulivo che per la formazione della maggioranza di governo?
Insomma, molta fiducia nei numeri "istituzionali" a disposizione, e molto poca nei propri mezzi, relativamente alla possibilita' d'interrompere una spirale perversa che sulle riforme ha visto sino ad oggi esclusa qualsiasi possibilita' di approfondimento delle questioni al di fuori del Palazzo.
Un Palazzo che oggi decide sulle riforme senza che mai nel Paese ci sia stato un parallelo approfondimento.
Ed e' per questo che, in primo luogo, andrebbe proposta la modifica dell'art. 138.
Che si preveda, per le modifiche costituzionali, una sorta di mandato elettorale fondato sulle delle proposte concrete ed approvate in Parlamento, sul modello spagnolo o belga, dove i Parlamenti che promuovono le modifiche vengono sciolti.
Ma non basta: non si puo' oggi ammettere che per le riforme costituzionali valgano i numeri elettorali del maggioritario.
E relativamente a cio', anche prevedendo un piu' alto quorum per l'approvazione delle revisioni costituzionali, non verrebbero corretti i guasti introdotti dal maggioritario. Nessun quorum, infatti, potrebbe restituire la parola e la possibilita' di emendamento a quelle minoranze che fossero rimaste escluse dalla rappresentanza parlamentare.
Va quindi chiesta con forza l'istituzione di un apposito Organo preposto alle riforme costituzionali, eletto con metodo proporzionale e senza sbarramenti.

Si dira', "ma cosi' si apre, indirettamente, la via all'Assemblea Costituente".
No, cosi' si apre la via a dei processi di riforma scritti nero su bianco, senza ambiguita' di sorta, e sui quali i cittadini sceglierebbero i rappresentanti che riguardo a quei progetti potrebbero intervenire positivamente, ma anche negativamente, laddove questa dovesse essere la volonta' del singolo elettore.
Non sta scritto da nessuna parte, infatti, che tutti gli elettori dell'Ulivo potrebbero sostenere dei candidati di coalizione presidenzialisti, avendo la possibilita' di votare "utilmente" chi sulle riforme la pensa invece come loro, in quanto liberi dal ricatto della logica maggioritaria e dalla necessita' di vincere la battaglia contro le destre per il "governo del Paese".
Non scordiamoci, infatti, che molti dei piu' acerrimi sostenitori del presidenzialismo, del maggioritario, del bipolarismo e del doppio turno, si trovano in Parlamento anche grazie e soprattutto ai voti di chi, su queste questioni, la pensa totalmente all'opposto.


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