Gli interventi di "Riforme istituzionali"

N 66 - 10/01/97
Da Il Messaggero
Finanziamento ai partiti: intervista a Rodota'

di EZIO PASERO
ROMA - Sembra proprio che i partiti politici non abbiano perduto l'antico vizio di giocare a carte coperte, sottraendo di fatto i loro bilanci e rendiconti a controlli trasparenti e effettivi. E' soprattutto per questo motivo che la nuova legge sul finanziamento dei partiti non piace al professor Stefano Rodota, ex-senatore della Sinistra indipendente, ordinario di Diritto civile alla Sapienza e presidente della Fondazione Lelio Basso. "E' vero che gli obblighi di rendiconto da parte dei responsabili legali dei partiti sono disciplinati in modo piu' analitico che in passato", dice, "ma rimane insoddisfacente il controllo: che in base al comma 14 dell'articolo 7 e' effettuato di nuovo con il sistema di un collegio di revisori nominato dalle stesse Camere. Un sistema che nelle passate legislature ha funzionato malissimo perche' si e' risolto in un controllo puramente formale, incapace di verificare l'effettiva corrispondenza tra cio' che era scritto nei bilanci che venivano pubblicati e la situazione reale. E per quanto riguarda il rimborso delle spese elettorali, i controlli sono ancora piu' lacunosi, perche' non prevedono neppure degli accertamenti a campione sulle dichiarazioni dei Candidati, che nessuno va a controllare".

Quindi le sanzioni per chi sgarra sono solo teoriche?

Non solo. C'e' il fatto che ci si e' con troppa leggerezza sbarazzati della sanzione penale. Non sono un appassionato della pena, ma questa materia e' di tale rilevanza e delicatezza, che ritenere che simili illeciti non debbano riguardare il diritto penale e' profondamente sbagliato. Attraverso forme illegittime di finanziamento dei partiti si realizza infatti un'alterazione del processo democratico, quindi qualcosa di molto, molto grave, che dovrebbe essere perseguito adeguatamente.

E pensare che insieme alla nuova legge si voleva introdurre la depenalizzazione del reato di finanziamento illecito...

Un'assoluta indecenza. Perche' rubare per il partito e' piu' grave che rubare per se stessi. Se io rubo per me, sono un mascalzone e basta. Ma se io rubo per il partito, altero il gioco democratico. E invece e' passala in questi anni con molta leggerezza la tesi per cui rubare per il partito e' quasi cosa meritoria, non penalmente censurabile. Al contrario, ritengo che nel momento in cui si tornava a un finanziamento pubblico dei partiti fosse necessario, proprio per reagire a legittime preoccupazioni dell'opinione pubblica, reintrodurre una sanzione penale adeguata per i comportamenti in contrasto con la nuova legge. In altri paesi. come la Francia, le sanzioni ci sono, sono molto efficaci e vengono applicate. Per esempio, per avere sgarrato di poco sulle spese elettorali, l'equivalente di una ventina di milioni, uno come Jack Lang si e' visto annullare l'elezione dal Conseil Constitutionel, l'equivalente della nostra Corte Costituzionale, che in Francia controlla il corretto uso dei fondi nelle campagne elettorali.

E a lei sembra corretto che i partiti vengano finanziati dallo Stato?

La politica, non i partiti. Il finanziamento pubblico delle risorse per la politica e' un problema capitale. Sui giornali dell'altro giorno, per esempio, si e' letto della contrastata rielezione di Gingrich come speaker della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti per una pur modesta vicenda di raccolta e uso di fondi per l'attivita politica. E lo stesso Clinton e' in questo momento oggetto di controlli per una serie di finanziamenti ricevuti per la campagna elettorale. Quanto accade negli Stati Uniti e' la spia di una situazione molto inquietante Un anno fa, sedici senatori tra i quali uno molto noto in Italia per aver giocato a pallacanestro con la Simmenthal, Bill Bradley, uomo di punta del partito democratico, non si erano ricandidati perche' sostenevano che la loro funzione era diventata ormai soprattutto quella di raccogliere fondi per le campagne elettorali, senza piu' tempo per fare il loro lavoro a favore degli elettori. John Rawls, filosofo neoliberale americano troppo spesso citato da chi non lo conosce, poneva nel 1971 nella sua "Teoria della giustizia" il problema degli interventi correttivi necessari per una politica delle liberta che rispetti l'uguaglianza. E uno di questi, scriveva, in un sistema basato sul mercato e sulla proprieta privata dei mezzi di produzione, e' rappresentato proprio dal fatto che la politica, e piu' in generale i partiti, siano messi al riparo dalla forza degli interessi particolari.

Ma e' giusto che un cittadino finanzi tutti i partiti e non solo quello per cui vota?

Certo. So bene che c'e' chi vorrebbe che ciascuno pagasse per il partito che vuole sostenere. Ma questo sarebbe un elemento di disuguaglianza, perche' chi ha piu' mezzi meglio potrebbe finanziare un determinato partito, e di conseguenza avrebbe maggiore ascolto per i propri interessi. Oggi la politica e' diventata sempre piu' costosa, basti pensare al prezzo degli spazi televisivi. Certo, non e' detto che finanziamento significhi solo denaro. Si potrebbe prevedere per esempio una disciplina di accesso ai mezzi di comunicazione, reti televisive in primo luogo, che sarebbe una risorsa a disposizione della politica a costo zero per la collettivita. Si potrebbero offrire servizi, tariffe agevolate. Tutte possibilita che pero' la nuova legge non prende neppure in considerazione.


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