Riforme Istituzionali
 
Leggi del Diritto Pubblico e Costituzionale: Approfondimenti 
 
Dalla forma parlamentare al Premier forte sotto ricatto delle minoranze interne alla maggioranza
 
    Franco Ragusa, 17 gennaio 2004

Come per il precedente approfondimento (Vecchio e nuovo Titolo V nella bozza dei 4 saggi) del disegno di legge costituzionale del Governo licenziato dal consiglio dei Ministri il 16 settembre 2003, prima di affrontare gli aspetti riguardanti la forma di Governo sono doverose alcune premesse.
In primo luogo si deve dare atto alla maggioranza di Governo di avere in qualche modo accolto, attraverso gli emendamenti presentati dal Sen. D'Onofrio, almeno per quanto riguarda la forma di Governo, le indicazioni provenienti dalle opposizioni di centro sinistra.
In secondo luogo si deve dare atto, sempre alla maggioranza di Governo, di non aver cambiato, per la prima volta nella legislatura, la sostanza di una sua proposta di revisione della Costituzione.
Accogliendo, infatti, alcuni punti della bozza Amato, relativamente ai poteri del Premier e norme antiribaltone, nulla cambia, nella sostanza, con quanto scritto nella bozza elaborata dai 4 saggi.
Che il Premier possa o no disporre in maniera diretta del potere di scioglimento, diventa una questione di nessuna importanza in presenza di meccanismi in ogni caso in grado di condurre automaticamente, se messi in moto, allo scioglimento della Camera fiduciaria. E per l'appunto, entrambe le bozze, del Governo e delle opposizioni di centro sinistra, prevedono norme antiribaltone tali da condurre allo scioglimento della Camera fiduciaria; a meno di non aggirare il suddetto principio prevedendo Governi di minoranza, Governi, cioè, in grado di ottenere il voto di fiducia grazie all'astensione di parlamentari non collegati alla maggioranza espressa dagli elettori.
Ma escludendo quest'ultima possibilità (Governi di minoranza), come la logica del principio antiribaltone imporrebbe (autosufficienza della maggioranza espressa dagli elettori, sempre secondo quella che è la peculiare e non dimostrata pretesa dei sistemi maggioritari, e cioè che il voto degli elettori possa essere univocamente letto come una chiara espressione di volontà di governo), sarebbe sufficiente, per il Premier, disporre del consenso di pochi deputati per imporre al resto della maggioranza l'inevitabile scioglimento della Camera laddove non vi fossero i numeri per poter sostenere, autonomamente, un nuovo Premier.
Ma l'aspetto più inquietante di tutto questo meccanismo è che, grazie agli automatismi "antiribaltone", qualsiasi forza all'interno della maggioranza di governo potrebbe essere in grado di condizionare l'intera azione di governo pena l'inevitabile scioglimento della legislatura.
In altre parole, la cura da adottare (norme antiribaltone) per impedire che il voto degli elettori, nell'ambito di un sistema maggioritario, possa essere tradito, di fatto costituirebbe un rimedio peggiore del male.
Il Premier forte esisterebbe soltanto sulla carta, in quanto costretto a soggiacere ai ricatti di chi potrebbe non avere timore di nuove elezioni. Altresì, nessun temperamento al principio dello scioglimento automatico in caso di sfiducia o dimissioni del Premier potrebbe essere in grado di permettere al Parlamento di sostenere il Premier o di esprimere un nuovo Premier laddove dovesse venire meno l'autosufficienza della maggioranza vincitrice le elezioni.
Il tutto, per altro, in piena contraddizione con il principio costituzionale sancito all'art. Art. 67 della bozza dei 4 saggi: "I deputati ed i senatori rappresentano la Nazione e la Repubblica ed esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato”.
Come dire: i Deputati sono liberi di esercitare senza vincoli di mandato, ma il mandato è revocato se non accettano il vincolo costituito dal cosiddetto principio antiribaltone.

Da tutto questo quadro emerge una verità sin troppo chiara per non essere vista: nel principio antiribaltone c'è qualcosa, all'origine, che non permette di conciliare le diverse esigenze senza che tutti i rimedi ipotizzabili si rivelino peggiori del male.
Per arrivare subito al punto, è l'esigenza stessa che ci si debba dotare di un meccanismo antiribaltone il problema da risolvere.
Ma da dove scaturisce questa esigenza? Dalla demagogica convinzione che nei sistemi bipolari il corpo elettorale possa esprimere una chiara ed univoca volontà di governo.
Gli elettori, secondo i sostenitori della logica maggioritaria, votano per un preciso programma di Governo. La cosa è però più teorica che pratica, come ha avuto inutilmente modo di evidenziare il professor Sartori durante l'undicesima seduta della Commissione Bicamerale per le riforme istituita nella XIII legislatura: «Con tutto il rispetto, mi chiedo quante cose voti un povero elettore, quante volontà esprima e come si faccia a sapere quale abbia espresso. Il voto è per un partito, per un programma, quello dell'Ulivo ha cento punti: per quale di questi cento punti ha votato l'elettore? Non esageriamo con la tesi per la quale il popolo ha espresso una certa volontà: ...»
Diversamente, è proprio a causa del meccanismo di elezione maggioritario che gli elettori sono costretti a subire la politica dall'alto.
Con quale criterio, infatti, si può pensare che l'elettore eventualmente deluso da una determinata coalizione possa votare chi determinate scelte non le fa, l'altra parte (perché: “che bello, c'è l'alternanza!”), è un mistero ancora tutto da scoprire.

Accertata, quindi, l'esistenza di un mondo dei sogni assunto a mondo reale, al commentatore non rimane altro che constatare gli sterili tentativi, sia della maggioranza che dell'opposizione, assurdamente arroccate a difesa di un bipolarismo che la realtà sociale italiana non riesce proprio a digerire, di trovare dei modi sotterranei, inconfessabili, per cercare di limitare i danni.
In questa chiave, certamente, può essere letta la bozza Amato, che in qualche modo lascia aperta la strada ai Governi di minoranza; come anche va letta la bozza dei 4 saggi laddove al nuovo art. 94 Cost. prevede la fiducia implicita senza la necessità del voto di fiducia.
Ma per l'appunto, tutto ciò non fa che confermare l'esistenza di un problema senza soluzione sinché si rimarrà vincolati all'idea che è soltanto attraverso la semplificazione bipolare che si possono garantire efficienza di governo e rispetto della sovranità popolare.

 



 
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