Gli interventi di "Riforme istituzionali"

N 108 - 16/06/97
Franco Ragusa

Referendum: che non si passi da un eccesso all'altro.

Anch'io, come il 70% degli italiani, alla fine ho deciso di astenermi su tutti e 7 i quesiti. L'ho fatto per un motivo molto semplice: sono stufo di vedermi attribuire questa o quest'altra "volonta' popolare sovrana", che implica chissa' quali altre espressioni di "volonta' sovrana", per il solo fatto di aver messo un SI' o un NO su una scheda.
E gia', perche' qui non si vota mica per abrogare una parte di una legge o tutta. No, alla fine uno si ritrova che ha votato contro tutto e tutti.
Paradossalmente, infatti, i limiti tecnici dello strumento referendario di tipo abrogativo, combinati con un demagogico e sapiente uso nell'intrecciare le questioni piu' disparate, hanno chiaramente messo in evidenza che di tutto puo' parlarsi, meno che di un'espressione di democrazia diretta: il giorno dopo i risultati referendari si apre la gara delle interpretazioni.
Nel caso specifico, ad esempio, di fronte al raggiungimento del quorum e alla vittoria di alcuni o di tutti i quesiti proposti, oggi staremmo ad ascoltare "picconatori" di tutte le specie pronti ad attribuire, a noi elettori, chissa' quali segnali politici. "Picconatori", e della peggior specie: di quelli che si riempiono la bocca di "democrazia" ma che, di fatto, lavorano per distruggere quel poco di buono che c'e'.
Insomma, probabilmente la lezione del '93 e' bastata e avanzata. Tutte le "balle" che sono state raccontate per abbattere la "partitocrazia" e le soluzioni referendarie proposte hanno infatti prodotto dei risultati e dei processi di riforma che sono sotto gli occhi di tutti: la partitocrazia, nel senso peggiore del termine, e cioe' l'occupazione partitocratica dello Stato, e' piu' viva e vegeta che mai; il sistema dei partiti, nel senso della democrazia pluralista, ha invece ricevuto un bel colpo.
E piu' il pluralismo riceve dei brutti colpi e la partitocrazia della "politica dei corridoi" avanza (leggi "maggioritario"), e piu' questi picconatori ci propongono la necessita' e l'urgenza di un sistema di tipo ancor meno pluralista e sino in fondo liberista; una guerra aperta ad un regime per sostituirlo con un altro peggiore.
Sta tutta qua la fregatura: distruggere quel poco che funziona per rendere di fatto consequenziali interventi di un certo tipo. In tal senso, si vedano i lavori della Bicamerale sulla forma di governo: bloccati sin dall'inizio su due ipotesi preconfezionate con un unico comune denominatore (esasperazione del principio bipolare e primato dell'esecutivo), senza nessuna volonta' di esaminare altre soluzioni. E lo sapete perche'? Perche' cosi' ha deciso il popolo con i referendum del '93!
Visti allora i risultati, per la quota di sovranita' popolare che mi compete, il 15 giugno del '97 ho pensato bene che per evitare equivoci era meglio disertare le urne.

Detto questo, non si puo' fare di un comportamento contingente la regola. Come sono stufo dei significati dati a dei parzialissimi SI' o NO, non vorrei vedermi attribuire particolari intenzioni punitive nei confronti dell'istituto referendario.
Sono gia' in atto, infatti, dei tentativi per aggravare la raccolta di firme, come se il numero dei referendum proposti o la qualita' del merito dipendessero dal numero dei firmatari. Si rischia cioe' di passare da un eccesso all'altro senza, per altro, eliminare i motivi che hanno reso questo istituto uno strumento di iniziativa politica di parte e non uno strumento correttivo degli abusi del potere.
Aumentare il numero di firme, infatti, impedirebbe soltanto alle minoranze occasionali di poter usare lo strumento referendario; per i gruppi d'interesse forti, invece, rimarrebbero aperte tutte le strade per l'abuso.
Per essere chiari, se e' da considerare un abuso che con le medesime 500.000 firme si possano proporre 10 come 100 referendum; questo abuso non verrebbe meno, per i gruppi organizzati, con l'innalzamento di questo numero a un milione.
Molto meglio, allora, limitarsi a fissare un tetto, per ogni cittadino, di proposte referendarie che e' possibile sottoscrivere.
Con un limite di 5, ad esempio, oltre che garantire l'esercizio di un diritto ad un livello soddisfacente, si renderebbe difficile la vita a chi ha intenzione di proporre referendum a grappoli. Per presentare 20 referendum sarebbe cioe' necessario contattare e far firmare non meno di 2 milioni di cittadini, non essendo piu' sufficiente moltiplicare le solite 500.000 firme per tutte le proposte presentate, ma soltanto per 5.

AAA Adesioni cercasi: "NO! alla farsa plebiscitaria del referendum unico per la revisione della Costituzione... astensione!"
http://www.mclink.it/assoc/malcolm/riforme/astens.htm


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