Gli interventi di "Riforme istituzionali"

N 110 - 19/06/97
Da il manifesto: IDA DOMINIJANNI

STATO E PRIVATI - Ferrara e Rodotà: principi a pezzi nella bicamerale.


- ROMA. "Un principio rivoluzionario". Non hanno davvero peli sulla lingua i due "professori" più zelanti di Forza Italia, Giorgio Rebuffa e Peppino Calderisi, nel commentare l'approvazione dell'emendamento alla bozza D'Onofrio approvato martedì in bicamerale (grazie alla benevola astensione del Pds), che ribalta la logica della Costituzione sui rapporti fra stato e iniziativa privata stabilendo che stato, regioni e enti locali intervengono nella gestione delle attività pubbliche solo quando essa non possa essere "più adeguatamente" svolta dai privati. "E' un rovesciamento della cultura che ha finora dominato la nostra vita", esultano i due all'unisono sostenendo che la concorrenza non solo fra i privati ma fra pubblico e privato "è la migliore tutela del cittadino" e che la nuova norma costituzionale ci libererà finalmente "dallo statalismo che soffoca l'Italia".

Legittimo suono di fanfare da parte dei campioni del liberismo nostrano: per i quali lo smantellamento dell'impianto costituzionale sui diritti sociali e sul rapporto pubblico-privato è da sempre una posta in gioco non certo inferiore a quella sulla forma di governo. E una posta in gioco truffaldina: trattandosi di principi sanciti nella prima parte della Costituzione, formalmente non revisionabile dalla Bicamerale, il tentativo è di svuotarli inserendo nella seconda parte norme in contraddizione con essi o in grado di svuotarli di fatto. Né a Forza Italia è bastata la vittoria di martedì. Ieri mattina un altro emendamento a firma Urbani, che tendeva a rendere "a tempo" la partecipazione statale nelle imprese, è stato ritirato dopo che Salvi, Pds (meglio tardi che mai) ha chiesto alla presidenza di non ammetterlo perché in contrasto con l'articolo 1 della Costituzione, e dopo la risposta di D'Alema che effettivamente la materia non rientrava nelle competenze della bicamerale. Il successivo e ancor più sfacciato emendamento, sempre a firma Urbani ("I servizi pubblici a domanda individuale sono resi, di regola, da una pluralità di produttori. Lo stato e gli enti pubblici assicurano, ovunque possibile, la libera scelta dei cittadini) invece veniva ammesso, e bocciato per soli tre voti.

"Urbani si è scomodato troppo - commenta Gianni Ferrara, costituzionalista della Sapienza di Roma - i due emendamenti di ieri erano superflui rispetto a quello approvato martedì, che basta da solo a sconvolgere l'ordine costituzionale ed è in contraddizione netta con i principi supremi che la Corte ha sempre ritenuto non modificabili e non assoggettabili a revisione, e che non avrebbero potuto entrare in nessun modo nelle competenze della bicamerale. Si tratta infatti di una disposizione che mina tutto il sistema non solo dei diritti sociali, ma anche di quelli civili: tutte le prestazioni che tradizionalmente si richiedono allo stato, compresa la scuola e l'igiene, diventano a rischio". Per Ferrara la "rivoluzione" di Forza Italia non minaccia solo le conquiste del costituzionalismo della seconda metà del secolo, ma i principi dello stato democratico: "Se si fa ritrarre lo stato da una serie di campi di intervento e di prestazioni pubbliche, quello che viene messo in pericolo non è solo lo stato sociale, ma la stessa tenuta del legame sociale". Altrettanto duro il giudizio di Stefano Rodotà: l'approvazione dell'emendamento "è una clamorosa violazione della legge istitutiva della bicamerale, cambia la logica della Costituzione con una sorta di dimissione dello stato, ed è portatrice di inevitabili conflitti: chi dovrebbe stabilire se i privati adempiono o no 'più adeguatamente' dello stato, delle regioni e degli enti locali alle funzioni pubbliche?". Dettaglio di poco conto per l'alta cultura giuridica che abita la Sala della Regina: per ora basta il principio.


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