Gli interventi di "Riforme istituzionali"

N 119 - 15/07/97
Franco Ragusa

Presidenzialismo all'italiana: Presidente di parte e non di garanzia

E' di questi giorni una sorta di "guerra delle interpretazioni" riguardo alla figura che dovrebbe assumere il Presidente della Repubblica eletto direttamente dal popolo in base a quanto previsto nel testo di revisione costituzionale licenziato dalla Commissione Bicamerale.

Da un lato il centro-sinistra, con portavoce Marini, che sembra pronto a giurare che dalla Bicamerale e' uscito un Presidente di garanzia;
dall'altro lato Fini, che pensa invece tutto l'opposto.
Marini, e chi con lui, pero', mente sapendo di mentire, evidentemente, in quanto non puo' certo farci credere di non sapere cosa c'e' scritto negli articoli della revisione da lui votata favorevolmente e proposta all'esame del Parlamento.
Secondo Marini, leggo testualmente dalla sua dichiarazione di voto:
"il Presidente eletto e' per noi un Presidente di garanzia e Dio solo sa se oggi non vi sia bisogno, rispetto all'unita' del paese ed ai problemi aperti in mezza Italia, di un Presidente eletto e garante di questa unita', il quale non abbia poteri diretti di governo. Rispetto a questo Presidente garante, invochiamo la linearita' ed anche la proficuita' di un Governo con una chiara maggioranza, che trovi nel Parlamento la continuita' del suo potere e del suo ruolo."

A dare pero' una prima smentita, riguardo al punto che il Presidente non avrebbe poteri diretti di governo, c'e' la previsione contenuta nell'art. 76 che impone l'obbligo delle dimissioni del Governo in presenza di un Presidente appena eletto. La prima domanda da porsi e' quindi estremamente semplice: che ruolo svolge il Presidente appena eletto nel momento che potrebbe decidere di sciogliere il Parlamento a seguito delle obbligatorie dimissioni del Governo?
Si tratta di un ruolo super-partes, o piuttosto a favore di una parte, di quella che con lui ha vinto le elezioni presidenziali e che quindi pretende di rimettere in discussione il governo del paese? Non e' questo un potere diretto di governo, quanto meno nel senso di favorire l'insorgere di un "diverso" Governo?
Ma c'e' anche di peggio.

Mentre la Camera ha soltanto la possibilita' di sfiduciare il Governo, senza che con questo atto possa proporre anche una soluzione per un altro Governo, il Presidente puo' decidere in due direzioni: rimandare tutti a casa sciogliendo il Parlamento; conferire un nuovo incarico a Primo ministro nel tentativo di formare un nuovo Governo.
Tenendo conto che nella proposta di revisione l'art. 76 prevede la fiducia implicita, a meno che un quinto dei componenti della Camera non sottoscriva una mozione di sfiducia da approvare con la maggioranza assoluta dei voti, e' facilmente prevedibile che il futuro Presidente preferira', prima di giocarsi la carta dello scioglimento, tentare dei possibili "Governi del Presidente" di minoranza; per non dire che cosi', tra l'altro, laddove il Presidente riuscisse a mettere in piedi una maggioranza parlamentare trasversale, si verrebbe a legittimare la possibilita', piu' o meno descritta come la peste bubbonica dell'attuale sistema, di realizzare dei veri e propri ribaltoni, e questo in virtu' della diversa legittimazione di potere che secondo la logica dei sistemi presidenziali vi e' quando si elegge direttamente il Presidente. "Lui puo'!", si potrebbe sintetizzare il tutto con una battuta.
E sempre relativamente alla possibilita', data soltanto al Presidente, di poter tentare la formazione di un nuovo Governo, non e' neanche da escludere che si possa arrivare ad un serio conflitto politico-istituzionale tra il Presidente e quel Parlamento che si "ostinasse" a rifiutare le proposte di soluzione presidenziali. "Ma come, il Presidente eletto dal popolo al quale viene impedito di scegliere il Primo ministro da lui ritenuto piu' in grado di risolvere la crisi apertasi in Parlamento con le dimissioni del precedente esecutivo?"

Altra eventualita' che non puo' poi essere esclusa, e' che il Presidente possa, in presenza di una forza parlamentare al suo seguito, condizionare fortemente le scelte politiche del Primo ministro. Se questo infatti si rifiutasse, ad esempio, di revocare un ministro, il Presidente potrebbe stimolare, attraverso il gruppo di parlamentari a lui fedele, una crisi di governo forte della consapevolezza che il pallino tornerebbe sulle sue mani.

Insomma, se tutto questo vuol dire aver istituito il ruolo del Presidente di garanzia, non oso immaginare cos'altro potrebbe capitarci laddove il Parlamento dovesse accogliere le richieste di modifica dei presidenzialisti piu' convinti, alcuni di questi addirittura presenti nello schieramento dell'Ulivo.


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