Gli interventi di "Riforme istituzionali"

N 143 - 14/02/98
Da il manifesto: Leoluca Orlando

Non basta un referendum.

LA RIFORMA della Costituzione è un fatto importante per la vita democratica di una comunità. La sua stesura cerca di mettere insieme le diverse culture politiche e istituzionali. Questa carta rappresenterà il Dna dello stato in cui dovranno vivere, rispettando le sue leggi, persone con orientamenti politici e culturali diversi.

I contenuti della carta costituzionale necessitano di una grande attenzione da parte di chi è deputato a scrivere, non una legge qualsiasi, ma il modello di funzionamento dello stato e il rapporto, dentro di esso, tra i diversi poteri.

Chi prova fastidio per osservazioni, critiche e suggerimenti, non ha probabilmente compreso che scrivere queste nuove regole comporta la necessità di "mediare", nel senso più alto del termine, per trovare modi di funzionamento dell'organizzazione statuale che tengano conto, lo ripeto, delle diverse culture politiche e istituzionali.

Ho detto più volte - in questi mesi - che questo sforzo avrebbe avuto necessità di uno strumento diverso dalla Bicamerale, e non per un'avversione preconcetta rispetto alla scelta del parlamento, ma perché la riscrittura di una parte importante della nostra carta costituzionale aveva la necessità di un livello più profondo di coinvolgimento della società italiana. Un'assemblea costituente eletta con sistema proporzionale sarebbe stata la soluzione rispettosa delle diversità, delle forme politiche e della sovranità popolare.

Così non è stato. Ed è stato commesso un errore. Ora la bicamerale ha consegnato al parlamento un testo. Quel testo verrà discusso ed emendato dal parlamento, ma ritengo questo percorso non sufficiente. Quando lo affermo ho assoluto rispetto per il lavoro fatto dalla commissione bicamerale. Pongo, piuttosto, un'altra questione: è immaginabile che un lavoro così complesso riceva una risposta, affermativa o negativa, su un unico quesito referendario? E' necessario costringere a votare no chi non condivide solo una parte della proposta?

Non è, quindi, né una logica distruttiva né la logica del più uno, quella di chi, come me, ritiene necessari più quesiti referendari sui diversi argomenti, testo e oggetto di decisione da parte del parlamento.

Porre questo problema, o indicare questa soluzione, è avere a cuore il percorso partecipativo su cui si deve fondare una democrazia moderna. Se si ragiona in maniera serena su questa possibilità, si fa fatica, in termini di argomenti, a trovare soluzioni diverse da quella che in tanti ormai proponiamo.

Per favore non ci si risponda dicendo che la legge istitutiva della bicamerale prevede un unico referendum. La risposta è ovvia: se si vuole, si può cambiare rapidamente. L'organizzazione dei poteri e della forma di governo è un problema decisivo nel funzionamento di una democrazia. Tanto quanto i principi e i valori su cui si basa il nostro stato, tanto quanto il sistema di garanzie.

Sono queste ragioni che mi convincono, sempre di più, che i nostri legislatori devono offrire al popolo italiano quesiti diversi su problemi diversi. Del resto basta vedere il dibattito che attraversa le forze politiche e il paese sui diversi temi di cui si è occupata la bicamerale, per rendersi conto che il problema qui posto è, per intero, presente nel dibattito di questo paese.

Si possono scegliere due atteggiamenti: il primo, quello spocchioso e qualche volta arrogante, di chi rimuove il problema dicendo che la legge istitutiva della bicamerale prevede un solo referendum; il secondo, invece, è quello di chi sa che possono crearsi nel paese, e quindi non solo in parlamento, maggioranze diverse su temi diversi.

Mentre, se ci si ostina a far finta di niente, o peggio ancora a immaginare il referendum solo come un fatto confermativo secondo la logica del "prendere o lasciare", si sarà prodotta, inutilmente, un'altra lacerazione nel tessuto democratico dell'Italia.

Alla fine spero sempre, comunque, che prevalga il buon senso e la ragionevolezza.


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