Gli interventi di "Riforme istituzionali"
http://www.mclink.it/assoc/malcolm/riforme/interventi/indice.htm


N 158 - 02/10/98
Da il manifesto

"Eguale diritto vuol dire riconoscere i valori comuni all'interno di differenti tradizioni costituzionali". Parla Massimo Luciani

IAIA VANTAGGIATO

Liberi di circolare: noi, le nostre merci e i nostri denari. Peccato che a quel noi sia difficile far corrispondere un volto di popolo. E peccato che, a unirci sotto l'indistinto pronome plurale, sia solo la moneta. Di questa Europa dimezzata, abbiamo parlato con Massimo Luciani, costituzionalista alla Sapienza di Roma.

Può un'Europa senza costituzione andare oltre la semplice integrazione economica?

Secondo alcuni, la costituzione europea si dà nella forma del Trattato di Roma e dei Trattati di Maastricht e Amsterdam. La stessa corte di giustizia della Comunità europea condivide questa posizione. L'idea, però, mi sembra stravagante: l'esistenza di una costituzione europea presuppone, infatti, l'esistenza di un popolo a cui questo documento possa rivolgersi e che lo abbia legittimato. Un popolo che, attualmente, non c'è e alla cui costruzione bisognerebbe lavorare. Questo è il problema di fondo dell'Unione europea. Solo in un secondo tempo va posta la questione di un deficit di legittimazione delle istituzioni che pure va colmato.

Quali principî e quali forme dovrebbero essere contemplati da una costituzione europea?

I sentieri da percorrere sono quelli già arati dal costituzionalismo classico. La costituzione dovrebbe dettare le regole essenziali di ripartizione ed esercizio del potere, i limiti del potere medesimo e un patrimonio di diritti - civili, politici, sociali - che questo potere siano in grado di temperare. E' questo che spesso si dimentica, che i diritti sono a loro volta poteri.

Quali nuove prospettive si aprono con il Trattato di Amsterdam che - rispetto a Maastricht e almeno nelle intenzioni - attribuisce maggior potere al parlamento europeo e presta maggiore attenzione alla sfera sociale?

Il trattato di Amsterdam pone soprattutto in evidenza, tra le molte modificazioni, due novità: in primo luogo, il modo in cui viene sottolineato il tema della cittadinanza all'interno dell'Unione. Tema che, pure, va legato all'esistenza o meno del popolo europeo. Oggi la previsione del Trattato di Amsterdam sulla cittadinanza dell'Unione è ottativa; si proietta nel futuro verso la costruzione di una cittadinanza. Non si tratta ancora di una realtà istituzionale ma di un'aspirazione. La seconda novità consiste nel potenziamento della posizione del parlamento europeo. In particolare si assiste a un allargamento delle procedure che vedono il parlamento protagonista con poteri decisionali. Anche questo è una passo importante ma non risolutivo: nessun deficit demo-cratico può essere colmato se non esiste il demos.

Come giudica la proposta di Padoa-Schioppa relativa all'elezione diretta del presidente dell'Unione europea?

Perché vi sia democrazia non basta poter eleggere direttamente i propri rappresentanti. Questa è una concezione primitiva, una visione brutale della democrazia che nemmeno Schumpeter ha sostenuto. Le condizioni e le precondizioni della democrazia rappresentativa - e tra l'altro molti non condividerebbero l'idea che una democrazia rappresentativa sia vera democrazia - sono molto più complesse: vanno dalla creazione di una sfera pubblica degna di questo nome all'utilizzazione dei mezzi d'informazione e comunicazione adeguati, alla struttura di partiti e associazioni che consentano la diffusione di ethos pubblico sufficiente. Detto questo, è evidente che il dibattito potrebbe riprendere su basi diverse una volta che fosse mutato il quadro sociale, politico e istituzionale della comunità. Ci troveremmo, allora, nelle condizioni in cui ci si trova normalmente quando, all'interno di una costituzione statale, si discute pro o contro il presidenzialismo.

In merito alla garanzia dei diritti sociali, esiste l'eventualità di un conflitto tra le misure adottate dai singoli stati e le più restrittive decisioni della corte di giustizia europea?

Nel '93 la Corte Costituzionale tedesca, così come alcuni giudici costituzionali un po' in tutta Europa, hanno affermato l'esistenza di principî costituzionali fondamentali e inderogabili da parte delle istituzioni e delle fonti dell'unione. Principî che non possono essere toccati. Ora, bisogna chiedersi quali sono i nostri principî costituzionali fondamentali. E non c'è dubbio che, tra questi, rientrino i diritti sociali. Per questo motivo una serie di previsioni normative dei trattati e del diritto comunitario derivato possono porre problemi.

Materia di conflitto tra l'Italia e l'Unione è stata la legge sul collocamento...

Sì. E tuttavia è dubbio che la normativa sul collocamento, vigente fino ad oggi, fosse così intimamente attuativa della costituzione da ritenersi del tutto inderogabile. Quello che mi pare si possa dire è che un sistema fondato sulla garanzia del diritto al lavoro e sul riconoscimento delle posizioni più deboli non consente una liberalizzazione selvaggia nell'accesso al lavoro. Questo non vuol dire, però, che debba esserci una pietrificazione della legislazione vigente.

Grazie alle norme antidiscriminatorie è stato reintrodotto il lavoro femminile notturno.

C'è una tendenza delle giurisprudenze costituzionali e della giurisprudenza della corte di giustizia meno favorevole, tendenzialmente e rispetto al passato, alle azioni positive. Anche negli Usa ci sono state sentenze della corte suprema in questa direzione; lo stesso è percepibile in Italia con la dichiarazione di incostituzionalità della legislazione che prevedeva le quote femminili. Le ragioni possono essere molteplici. Ma non va dimenticato che uguaglianza non significa solo eguale trattamento delle situazioni uguali ma anche diverso trattamento delle situazioni differenti. Il punto è verificare quando la diversità di queste condizioni non solo possa ma debba incidere sul trattamento giuridico. Si tratta di rendere la giurisprudenza sui trattamenti discriminatori un po' più flessibile.

In quale misura il diritto può contribuire alla creazione di una sfera pubblica e di un popolo europeo?

Già i romani avevano capito che il diritto ha un ruolo fondamentale nella costruzione di una comunità sociale. Le regole del diritto sono le regole date a tutti allo scopo di uniformare la loro posizione relativa, la loro posizione reciproca e la loro posizione rispetto al pubblico potere. Ciò significa che il ruolo del diritto nella costruzione dell'unione europea - reale, non nominale - è fondamentale. Questo, però, non significa solo uguale diritto, cioé uniformizzazione del trattamento giuridico. Eguale diritto vuol dire, piuttosto, riconoscimento di valori comuni all'interno delle differenti tradizioni costituzionali degli stati membri. Va, inoltre, mantenuta una piattaforma comune e la capacità di comprendere, all'interno di questo quadro, la ricchezza della molteplicità. Il diritto ha, in tal senso, una duplice funzione: da un lato deve identificare questo patrimonio di valori comuni, dall'altro creare le condizioni sociali e istituzionali perché si maturi una sfera pubblica reale. Per esempio, una normativa più adeguata in materia di mezzi di informazione e comunicazione. Sottolineo di comunicazione: fa più danni o produce maggiori benefici uno spettacolo d'intrattenimento che non un tg.

In un contesto europeo, che valore assumono i lavori della bicamerale?

La bicamerale si è innestata su un bisogno reale, quello di rilegittimazione del sistema politico italiano dopo la devastazione di tangentopoli e gli effetti dirompenti del referendum elettorale del 18 aprile '93. La riforma costituzionale o delle leggi ordinarie era necessaria sia oggettivamente sia da un punto di vista simbolico, quasi a voler significare l'uscita da questa fase di crisi del sistema politico. Detto questo, mi pare che la commissione bicamerale sia palesemente venuta meno ai limiti imposti dalla sua legge istitutiva, che la vincolava a intervenire sulla sola seconda parte della Carta. Ora credo sia opportuno intervenire sia sulla costituzione che sulle leggi ordinarie.

In che modo?

Riformando la legge elettorale per consentire la formazione di maggioranze stabili ma nel rispetto del pluralismo delle opinioni politiche. E consentendo l'attuazione di una forma di governo non ispirata ai principî del presidenzialismo, in crisi in tutto il mondo e che sarebbe paradossale importare proprio ora. Mi pare che la strada sia quella dell'irrobustimento dell'esecutivo e del miglioramento della posizione relativa del presidente del consiglio. L'ipotesi del "cancellierato", scartata per pura casualità in bicamerale per la posizione della Lega, non va abbandonata ma, piuttosto, coniugata con una riforma elettorale. Ma concentrare ora l'attenzione sulle riforme istituzionali è un non senso. La democrazia va migliorata intervenendo sulle istituzioni nazionali ma si tratta del tassello di un disegno molto più ampio di quanto non creda chi si accontenta delle sole riforme istituzionali sul terreno nazionale.

 


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