Gli interventi di "Riforme istituzionali"

N 86 - 25/02/97
Francesco Paolo Forti

Federalismo competitivo e federalismo di concertazione

Mi pare evidente che qualsiasi formulazione, se portata all'eccesso, porti inevitabilmente a situazioni estreme e sbagliate. L'esempio portato da MARCO D'ERAMO e pubblicato su http://www.mclink.it/assoc/malcolm/riforme/interventi/int85.htm , e' concreto ma contemporaneamente e' estremo e ci illustra cosa non debba essere consentito nell'ambito di un federalismo competitivo. Non per questo si deve buttare il bambino insieme all'acqua calda.

In un federalismo che funzioni e che sviluppi il territorio, ogni autonomia deve poter disporre della propria politica economica ma per aiutare a livellare disparita' devono essere previsti dei meccanismi di compensazione economico-finanziaria di tipo orizzontale (tra stati federati ed all'interno di essi, tra Comuni) e verticale (dalla federazione agli stati federati e da quest'ultimi ai Comuni). Gia' la presenza di tale meccanismo puo' indurre molti Stati a non ricorrere a politiche aggressive, perche' la compensazione economica attenua la necessita' di trovare risorse. Un meccanismo per sconsigliare una competizione eccessiva e' quello di dosare questa compensazione in funzione di quanto una determinata autonomia effettua operazioni aggressive. Come dire, che se uno Stato usa questa arma, allora ricevera' meno dai fondi di compensazione (se e' uno stato che riceve) o versera' di piu' nel caso contrario. La valutazione spettera' al gestore del fondo, tipicamente composto sia da una rappresentanza degli Stati che della Federazione. Questo puo' servire, anche se non basta.

Il vero arbitro della situazione e' infatti il cittadino/elettore/contribuente, il quale valuta l'operato dell'esecutivo locale. Questo se la democrazia funziona. E' implicito infatti nel mio ragionamento che la funzione democratica piu' importante e' quella del controllo e che con il federalismo essa piu' essere esercitata piu' facilmente in quanto lo Stato e' piu' vicino ai cittadini e non ci sono scuse sul fatto che tutto dipenda da Roma, Bon, Berna od altro.

Nel caso riportato nell'articolo in questione e' ovvio che i cittadini hanno la possibilita' di valutare i risultati dell'azione di governo e di come certe scelte si sono rivelate inutili o dannose. La competizione, nel federalismo, non e' comunque un obbligo ma e' una scelta resa possibile dall'autonomia che deve essere data. Senza autonomia non esiste federalismo ma con l'autonomia sono possibili scenari competitivi, cooperativi ed un mix dei due.

L'aspetto da tenere presente e' comunque che se un governo locale rende buoni servizi ad un costo contenuto per la collettivita' allora non deve essere penalizzazo da chi fornisce pessimi servizi ad un costo esorbitante. La compensazione deve servire per appianare disparita', non per riparare al malgoverno. In questo senso il federalismo competitivo e' utile allo sviluppo.
Varrebbe la pena di esaminare le variabili geo-economiche nei paesi federali analizzando gli scostamenti dalla media nazionale e comparare poi questo risultato con le profonde differenze nella economia italiana tra Nord e Sud del paese.

La funzione di competizione economica, unita alla cooperazione nella risoluzione di problemi comuni, puo' essere un buon sistema per procedere con buon senso. Se questo manca, non c'e' federalismo che tenga e secondo me non c'e' vivere comune in nessun altro tipo di organizzazione statale.

Quindi occorre dosare con equilibrio sussidiarieta, competizione, cooperazione e solidarieta'.
Concetti che sembrano antitetici (se idealizzati) ma che invece possono convivere se concretamente portati avanti con equilibrio.

Equilibrio, e' la parola chiave del federalismo ma sembra che non se ne sia ancora accorto nessuno.
Tutti infatti tendono ad estremizzare soluzioni e critiche dimenticando che in questo modo non si amministra saggiamente neanche un condominio.
Ma fino a quando il federalismo verra' pensato solo come una formula istituzionale, tutto cio' apparira' incomprensibile.

Una volta che il buon senso sia prevalente, anche il federalismo di concertazione non si identifica piu' come antitetico a quello competitivo ma possono benissimo compenetrarsi.
Ad esempio per le competenze federali e' piu' che normale avere una concertazione con gli Stati federati (anche perche' spesso questi avranno in materia dei compiti amministrativi) ma cio' riguarda una ambito molto ristretto (penso attorno al 30%) visto che poche sono le competenze federali.
Anche l'eccessivo gravare del federalismo di concertazione (veramente complesso da attuare) viene attenuato dal ridotto ambito di applicazione.
Contemporaneamente per le competenze "non federali" gli Stati federati possono scegliere liberamente, sempre sotto l'occhio vigile dei loro cittadini, politiche cooperative su certi argomenti (ecologia, bacini idrici, trasporti inter-regionali) e politiche piu' competitive in altre materie (tipicamente quelle di sostengo all'economia privata).

Per evitare che il federalismo competitivo comporti pressioni sullo stato sociale, e' opportuno che questo rimanga di competenza federale (almeno le pensioni e le leggi principali quadro su sanita' e lavoro) lasciando agli stati federati i regolamenti di attuazione e la gestione amministrativa.

Vi e' poi il problema fondamentale della giustizia, materia che nessuno pensa in termini federalistici.
Nelle strutture federali quasi il 70% dei servizi e delle competenze e' locale e quindi lo Stato e' vicino al cittadino, nell'erogazione e nella possibilita' di essere controllato.
Secondo me e' evidente che quindi un livello "statale" debba contemplare i tre poteri e che quindi il legislativo, l'esecutivo ed il giudiziario debbano essere espressione della scelta e del controllo dei cittadini e che anche i metodi di elezione e scelta di questi tre poteri debbano essere trovati e regolati nell'ambito di uno statuto (o costituzione) locale.

Quindi anche la giustizia e' una competenza degli stati federati, salvo istituire il concetto di reato federale per alcuni casi (come ad esempio la criminalita' organizza- ta).
E' implicito che i Codici Civile e Penale rimarrebbero unici su tutto il territorio ma potremmo anche lasciare agli Stati federati la competenza sui Codici di Procedura in modo da trovare localmente le migliori soluzioni a questo annoso problema.

Che poi in un sistema federale si debba dipendere da Roma per i giudici di Palmi e' un assurdita'.
Spero che tutti se ne rendano conto.

Francesco Forti
(Svizzera Italiana)

Sito Internet di documentazione su federalismo:
http://rost.trevano.ch/~forti/index.htm


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